I bisogni di cui tutti abbiamo bisogno

Secondo la Schema Therapy, ideata negli anni '90 da Jeffrey E. Young, e uno degli approcci più efficaci e riconosciuto a livello internazionale, alcune esperienze che viviamo tra l'infanzia e l'adolescenza possono portare al mancato o inadeguato soddisfacimento dei bisogni emotivi primari (BEP), che sono fondamentali per una crescita armoniosa e sana.

Queste lacune, da adulti, determinerebbero una serie di difficoltà che provocano disagio e sofferenza, legate a "trappole", ovvero a schemi maladattivi precoci, che nascono dalla prime esperienze negative e si mantengono nel corso della vita.

Il modello suddivide così i BEP:

  1. Bisogno di attaccamento sicuro e accettazione – sentire che qualcuno ci ama, ci vede, ci accoglie così come siamo, ci supporta e ci protegge

  2. Bisogno di autonomia, competenza e senso di identità – poter esplorare, sbagliare, affermarci come individui unici, sentirsi capaci e indipendenti

  3. Bisogno di libertà d’espressione dei bisogni e delle emozioni – poter dire “ho paura”, “sono triste”, “sono arrabbiato” senza sentirci sbagliati e senza perdere la connessione con l'altro

  4. Bisogno di spontaneità e gioco – la possibilità di esprimere vitalità, curiosità e leggerezza

  5. Bisogno di limiti realistici e autocontrollo – regole, confini e guida, che ci aiutano a sentirci contenuti e sicuri, e ci permettono di gestire efficacemente i nostri vissuti

Sono bisogni universali, la cui soddisfazione viene sperimentata da ognuno di noi in modo unico a seconda della propria storia e del contesto di crescita.

Quando i bisogni non vengono soddisfatti

Non sempre chi ci ha cresciuto ha saputo (o potuto) rispondere in modo adeguato ai nostri bisogni emotivi. Questo può accadere per molte ragioni: per esempio, genitori affettivamente distanti, troppo severi o al contrario iperprotettivi e controllanti; ma anche contesti familiari caotici o imprevedibili; esperienze di rifiuto o perdita.

Quando i bisogni restano insoddisfatti, si creano quindi gli schemi, che Young chiama "trappole della mente" che sono come degli occhiali che distorcono la nostra percezione della realtà, creati nelle prime esperienze di vita. Questi occhiali alterano la nostra visione del mondo in modo negativo, portandoci a interpretare la realtà attraverso lenti sbagliate che influenzano il nostro modo di vedere noi stessi, le persone e le situazioni.

Per proteggerci dagli schemi, sviluppiamo delle strategie che ci permettono di adattarci.
Impariamo, per esempio, a:

  • compiacere gli altri per essere accettati

  • controllare tutto per non sentire paura

  • distaccarci emotivamente per non soffrire

  • punirci quando crediamo di non essere “abbastanza”.

Queste strategie possono funzionare nel breve termine, ma a lungo andare diventano rigide e dolorose, determinando sofferenza e disagio.

Le conseguenze nella vita adulta

Crescere con bisogni emotivi non soddisfatti può portarci, da adulti, a vivere relazioni frustranti e disfunzionali, a sentirci spesso in colpa, a scegliere persone o situazioni con cui ci troviamo a ripetere gli stessi copioni del passato.
Può significare vivere con una voce interna critica e punitiva, o con la sensazione costante di dover dimostrare qualcosa, di fare sempre di più.
Spesso non sappiamo nemmeno di avere un bisogno: ci accorgiamo solo del malessere, dell’ansia o della tristezza che ci accompagnano.

Lo scopo della terapia: riconoscere e nutrire i bisogni

La terapia, in particolare la Schema Therapy, aiuta a riconoscere i bisogni emotivi che non sono stati visti e a imparare a soddisfarli in modo sano.
Non si tratta di “tornare bambini”, ma di offrire oggi a noi stessi ciò che allora non abbiamo ricevuto.

Nel percorso terapeutico, si lavora per:

  • diventare consapevoli dei propri schemi e dei modi in cui ci sabotano,

  • imparare a prendersi cura delle parti più fragili e vulnerabili di sé,

  • sviluppare un “adulto sano” capace di ascoltare e rispondere ai propri bisogni con compassione e realismo, attraverso strategie efficaci e sane.

Quando cominciamo a farlo, qualcosa cambia: le emozioni diventano più chiare, le relazioni più autentiche, la vita più nostra.

La vita non è trovare sé stessi. La vita è creare sé stessi. (Young)

In sintesi

I bisogni emotivi non sono un lusso, ma la base della salute psicologica. Imparare a riconoscerli e onorarli è un atto di maturità e di cura verso se stessi. E, a volte, serve qualcuno che ci accompagni nel farlo — qualcuno che ci aiuti a vedere con chiarezza dove abbiamo imparato a nasconderli e come possiamo iniziare a nutrirli di nuovo. Rivolgerti a un professionista rappresenta la possibilità di intraprendere la via della guarigione.

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